Sabato mattina poco dopo le 8 ero già alla stazione. Sono arrivato un po’ prima perché dovevo fare il biglietto e per stare sul sicuro. Naturalmente il treno è arrivato in ritardo di trenta minuti. Mi è saltata la coincidenza e ho dovuto prendere un intercity a Bologna. Che poi… intercity… ho il sospetto che fosse un vecchio espresso/regionale “riabilitato”, uno di quelli con le cabine a sei posti con i braccioli reclinabili. Nella versione espresso/regionale i sedili erano fatti in eco pelle, quella con il tipico odore da interno della fiat 127 rimasta troppo tempo al sole, mentre nella versione intercity sono fatti di stoffa blu, quella che assorbe la polvere meglio dello swiffer. Alla partenza il capotreno augurava buon viaggio, consigliava di togliere la suoneria e ringraziava per aver scelto Trenitalia… sembrava di prendere l’aereo…
Sono arrivato a Firenze verso le 11.45 in netto anticipo per l’inizio del corteo che era alle 14.30. Mi faccio un giro per Firenze alla ricerca di Piazza della Repubbllica, guardo qualche vetrina dai prezzi improponibili tipo quella con i capi modello Simpson o le statuette di Bart, mi imbatto nella locandina del Vernacoliere, vedo qualche monumento di cui da perfetto ignorante ignoro il nome e passo al “tutto a 99 cent“, l’unico che abbia mai visto che vende anche cibo… la cioccolata non era molto invitante… era sbiadita… più di 99 centesimi non poteva valerli. Trovata la piazza, nell’attesa che arrivi gente, mi rullo una sigaretta e leggo un po’.
I primi che ho incontrato sono quelli di Rimini. Un paio ne avevo già incontrati al Vegfestival di quest’anno. Facciamo due chiacchiere, ci andiamo a prendere un panino e mi presentano gli altri che sono con loro. Che sorpresa: con loro c’è una di Ancona! Carina, simpatica, capelli neri corvini… che dire? Che poco dopo, durante il corteo, scopro che è già impegnata… ho detto tutto, posso rimettere a dormire gli ormoni.
Il corteo comunque è stato un successo, c’erano tutte le principali associazioni italiane e ho rivisto parecchie facce incontrate al Vegfestival di Torino e quelli di Viverevegan di Firenze che avevo conosciuto 5 anni fa al concerto di Moby. Logicamente alle grosse manifestazioni politiche, sindacali, cattocomuniste, solo catto o solo comuniste numericamente parlando questa gl’è faceva ‘na pippa… ma questo era scontato.
Finito il corteo trovo Alberto, Antonio e sua cugina Marcella, persone essenziali dato che è Marcella che ci ospita per la notte. Ce ne andiamo a fare un giro per le oasi vegan, cioè quei locali che per l’occasione offrono anche pasti vegani. Alcuni non è che si siano proprio sforzati… altri invece avevano roba parecchio buona: il premio rapporto qualità/prezzo lo vince il panino tofu affumicato e pomodorini secchi.
Poco dopo le sette ci siamo diretti alle macchine.
Arrivati a casa ci accoglie abbaiando Diablo, il cane di Marcella, un po’ incazzato per l’impellente necessità di una passeggiata. Quella sera scopro che, oltre ad essere una simpatica e divertente “scoppiata”, Marcella è come me un’ amante dei Pearl Jam (bene bene, se capitano in Toscana forse ho trovato un appoggio
) e di tutto il periodo grungiano. Da li iniziamo a parlare di musica (unica pecca: venera Vasco Rossi… che ce voi fa). Le passo l’album nuovo degli Smashing Pukpkins e lei mi consiglia l’album di un gruppo tedesco che ha scoperto a Berlino (dove ritornerà tra pochi giorni… maledetta…), gli Etwas. Intanto nella sua libreria intravedo un librone cartonato: “Fedeli alla linea. Dai cccp ai csi“. Come direbbe qualcuno: “Quessa è ‘na compagna”.
La serata è finita praticamente dopo la cena, ottima e abbondante, dato che alle 11 eravamo già a dormire. Il giorno dopo la sveglia era prestissimo, alle 4, per il… umh… concerto agreste… aka andare a fare casino con fischietti, coperchi, trombe per rovinare la caccia a qualche cacciatore. Inizialmente mi era venuta qualche preoccupazione… una leggera… caga, dato che m’hanno detto che in un’altra zona, per una cosa simile, una era stata impallinata ad un braccio… ehm.
Alla fine più che un’azione rischiosa si è rivelata una passeggiata di venti persone in campagna dato che di cacciatori non se ne sono visti molti, più che altro si sentivano gli spari in lontananza. Ne abbiamo incontrati tre… uno era… (dirò un’eresia?) quasi simpatico, ha scaricato il fucile, ha legato il cane e c’ha detto “Va bene, tanto tra un po’ voi ve ne andate, io ritorno nel tardo pomeriggio… Buona giornata”.
Per le 11 eravamo di nuovo a casa: tempo di riposarsi un po’, darsi una cambiata, dimenticare non so dove i Ray-ban (CAZZO!) e pranzare che poco prima delle 2 stavamo alla stazione di Prato ad aspettare il treno… stranamente puntuale…

